LE PREOCCUPAZIONI DEGLI OPERATORI DELLO SPETTACOLO IN TEMPI DI PANDEMIA

L’incontro con la candidata Carmen Battiante ha rivelato una profonda crisi del settore per la quale si chiede con forza un tavolo di confronto con la Regione Puglia e il Comune di Foggia

Si è svolto mercoledì sera, presso l’associazione ‘Note a margine’ di Foggia, l’incontro tra l’operatrice culturale Carmen Battiante, candidata alle prossime elezioni regionali per la lista ‘Cittadini pugliesi’, l’onorevole Antonio Tasso e i tecnici della produzione culturale, operatori e professionisti dello Spettacolo, imprenditori nelle attività connesse al comparto: tecnici audio, luci, fotografi, titolari di service dello Spettacolo, musicisti, addetti stampa nel settore della musica (nella foto, in alto, l’intervento di Carmen Battiante).

Sotto la lente di ingrandimento le problematiche, connesse alla pandemia da Covid-19, che attraversano drammaticamente il comparto Cultura e Spettacolo. Evidenziate le nuove emergenze e le esperienze vissute, analizzati i provvedimenti assunti e le prospettive in vista di una recrudescenza del contagio e delle conseguenze sul piano economico e del lavoro.

“Con il Covid19 si è fermato tutto”, hanno esordito gli intervenuti. Nel settore della musica “non basta il Festival di Sanremo perché il lavoro che si fa oggi si sviluppa per sei mesi e viene pagato tra due anni”, questa la realtà. “La produzione musicale è in profonda crisi”.

Gli operatori nel noleggio audio e luci aggiungono: “i problemi c’erano e con il Covid19 si sono amplificati. Manca un tariffario, non c’è regolamentazione, non esiste il riconoscimento della categoria. Ci sono codici Ateco (classificazione utilizzata dall’ISTAT per la classificazione delle attività economiche, ndr) per movimento terra che fanno il service audio luci. Mancano gli albi, il mercato e al ribasso, non esistono le qualifiche ma ci sono le abilitazioni e mancano i controlli”, queste alcune delle considerazioni esposte come un fiume in piena.

Ma, come sembra emergere da quasi tutti gli interventi, “il problema più grande è quello dell’assenza di tutele, soprattutto dal punto di vista contrattuale, a causa delle quali molti di noi non sono riusciti ad avere alcun aiuto per i problemi subiti dalla nostra attività per il Covid19”.

Non sono mancate bordate alla Regione Puglia in riferimento al Piano straordinario per la Cultura e lo Spettacolo ‘Custodiamo la Cultura in Puglia’ con il quale l’assessorato all’Industria ha “regalato” 17 milioni euro per sostenere operatori e imprese pugliesi nell’emergenza Covid19. “I soldi sono stati distribuiti male. Abbiamo chiesto alla Regione una redistribuzione più equa ma non siamo stati ascoltati. Occorre una indennità mensile finché non riparte il settore”, queste le preoccupazioni e le richieste emerse durante l’incontro.

Tra i problemi strutturali, mai risolti, un grido di dolore: “in campo musicale gli ‘emergenti’ sono stati lasciati soli, senza supporti. Occorre creare occasioni di lavoro, sostenere la promozione della musica e dei talenti locali”.

E non manca la denuncia: “nel campo della fotografia spesso assistiamo a fenomeni di abusivismo e concorrenza sleale da parte di operatori che non hanno partita Iva. Per quanto riguarda l’attività siamo fermi da ottobre 2019. Ridicolo il contributo di 1.500 euro per gli sposi da parte della Regione Puglia, visto che il plafond disponibile è solo di 30.000 euro, cioè appena sufficiente per 20 coppie”. Riguardo alla progettazione futura “abbiamo chiesto alla regione Puglia di portare avanti il progetto di digitalizzazione delle opere d’arte e dei Beni Culturali da archiviare. Abbiamo anche presentato un progetto scaturito da un tavolo tecnico di tutti i fotografi a livello regionale ma al momento non abbiamo avuto alcuna risposta”.

Tra le proposte è emersa la necessità di individuare luoghi per attività di offerta culturale da incentivare, un censimento delle associazioni e dei professionisti operanti nel settore, un cartellone che offra spazio a tutti nell’ambito delle iniziative degli enti locali.

Tra gli interventi, non è mancata una stoccata alla programmazione degli Enti Locali: “negli atti amministrativi di programmazione e assegnazione degli spettacoli manca trasparenza, lavorano sempre le stesse persone e il prezziario applicato svilisce spesso il lavoro. Gli enti territoriali scelgono in modo arbitrario come spendere i soldi nel settore dello Spettacolo e Culturale poi il Covid19 ci ha tolto anche il pubblico aggravando la situazione. Servono regole più rigide nell’assegnazione dei fondi”.

“C’è molta improvvisazione, incompetenza, insensibilità delle istituzioni”, ha chiosato l’onorevole Tasso, che ha aggiunto: “con il Covid19 alcune categorie sono state tutelate, altre ignorate. Nel decreto di agosto ci sono 25 miliardi di euro disponibili nell’ambito dei quali è possibile individuare nuove risorse per il settore e in particolare aiuti per chi non li ha ricevuti”.

All’incontro hanno partecipato indirettamente, online, numerosi addetti del comparto Spettacolo e Cultura che hanno voluto rispondere online alle sollecitazioni dell’incontro.

A margine dell’incontro Carmen Battiante ha dichiarato: “resto profondamente colpita dall’insensibilità mostrata dai vari Enti al grido di aiuto di tutti gli operatori della Cultura e dello Spettacolo. Purtroppo non mi stupisce che non vi siano risposte e soluzioni! Sono anni di denunce inascoltate e ora con il Covid siamo al completo collasso dell’intero comparto. Cercheremo, con l’aiuto dell’on. Tasso, di stilare quanto prima un documento da portare in Parlamento, sottolineando la necessità di assegnare i fondi per lo spettacolo di tutti gli Enti alle aziende in crisi che, a causa della pandemia, rischiano la totale chiusura”.

Durante la riunione, quindi, si sono registrate le grandi difficoltà nelle quali si trova oggi il comparto Cultura e Spettacolo e analizzati anche i problemi atavici, strutturali, che andrebbero rimossi e per i quali si chiede maggiore attenzione da parte della politica. In proposito gli operatori del settore Cultura e Spettacolo chiedono con forza un tavolo di confronto sia con la Regione Puglia che con il Comune di Foggia.

CARMEN BATTIANTE INCONTRA GLI OPERATORI DELLO SPETTACOLO

L’ emergenza Covid-19 al centro delle problematiche del comparto in difficoltà

Si terrà domani 19 agosto 2020, alle ore 18.30, presso i locali dell’Associazione ‘Note a Margine – centro di Musicoterapia Orchestrale’ in via Pesola 15-17, l’incontro tra l’operatrice culturale Carmen Battiante, l’on. Antonio Tasso, il consigliere regionale Mario Conca e tecnici nella produzione culturale, operatori e professionisti dello spettacolo e imprenditori nelle attività connesse al comparto, pugliesi.

Al centro dell’incontro, curato e organizzato da Carmen Battiante, candidata alle prossime elezioni regionali per la lista ‘Cittadini pugliesi’, le problematiche, connesse alla pandemia da Covid-19, che attraversano drammaticamente il comparto cultura e spettacolo (macro o micro), le nuove emergenze connesse, le esperienze vissute, i provvedimenti assunti e le prospettive in vista di una recrudescenza del contagio e delle conseguenze sul piano economico e del lavoro.

All’incontro, che si terrà all’interno del cortile all’aperto della struttura ospitante, parteciperanno non più di 20 operatori, contingentati con invito per consentire il corretto distanziamento, che potranno offrire suggerimenti rivolti ai problemi del comparto.

L’ESITO REFERENDARIO, L’EREDITA’ DEL RENZUSCONISMO E L’OPPORTUNITA’ DI CAMBIAMENTO

di Nunzio Lops

La guerra è appena cominciata, a partire dai titoli manipolati di alcuni grandi giornali, che sottolineano un effimero dato geografico, secondo il quale il ‘No’ ha trionfato ma non troppo

Referendum costituzionale 4.12.2016. I risultati (fonte: Ministero dell'Interno)
Referendum costituzionale 4.12.2016. I risultati (fonte: Ministero dell’Interno)

La Carta Costituzionale ha retto l’urto dei suoi detrattori e la democrazia è ancora salva, anche se ammaccata. Hanno vinto i cittadini che hanno potuto ragionare con la propria testa, quelli che si sono informati, che non hanno ceduto agli slogan di partito, che hanno valutato con senso critico tutte le informazioni ricevute e che, infine, hanno catalogato come falsità la propaganda di regime.

Il popolo italiano ha ribadito, partecipando al voto, la propria sovranità. Ma ha rischiato davvero un salto nel buio, quello di non lontana memoria, con un solo uomo al comando.

Applicare la Costituzione, è questa la strada maestra. Ma per qualcuno è scomodo sottostare alle regole democratiche, alla volontà popolare, alle decisioni equilibrate e prese nell’interesse dei cittadini.

Ora bisogna resettare il sistema. Come? Con nuove elezioni. Auspicabili ma al momento difficilmente realizzabili, almeno finché gli eletti in Parlamento, di nuova nomina, non matureranno il diritto al vitalizio (una vera e propria droga istituzionale, senza la quale il sistema dei partiti non reggerebbe).

Le dimissioni del presidente del Consiglio dei Ministri potrebbero essere un primo passo. Ma è difficile resettare questo sistema di governo concepito, utilizzato e abusato da Renzi, Boschi, Verdini e da tutti i protagonisti del governo e del sottogoverno, quelli regionali, dei comuni, degli enti e dei boiardi di Stato, di marca Pd come di Forza Italia, Ncd, Lega, Fratelli d’Italia e di tutte le sigle di partito che si sono alternate nell’appoggiare i governi che si sono succeduti in questi ultimi vent’anni, comprese forze sociali come i sindacati Cgil, Cisl e Uil e altre sigle minori.

D’altronde, i risultati sono sotto gli occhi di tutti. L’Italia è un Paese in macerie, con un debito pubblico spaventoso. Un Paese nel quale la compravendita dei voti è stata sdoganata come pratica corrente, nel quale banche e petrolieri dettano l’agenda del governo di turno. Un Paese in balia degli speculatori internazionali, che agiscono imponendo le scelte strategiche su tutto quanto fa business. Un Paese che dismette e delocalizza le attività industriali (tenendo, invece, in vita quelle che avvelenano l’acqua, l’aria, la terra), depotenzia il sistema-Giustizia, depaupera il sistema della Formazione e della Ricerca, disincentiva le famiglie creando un grave scompenso demografico, affama i pensionati, non riesce a creare posti di lavoro perché continua a sprecare invece di concentrare le risorse in attività produttive e veramente capaci di rilanciare l’economia, toglie il futuro alle giovani generazioni.

Ecco cosa ci lasciano Renzi, Boschi e Verdini, Monti e Fornero, Berlusconi e Bossi (con Meloni e Salvini).

Allora non ci resta che una speranza, rappresentata dai ragazzi che animano il Movimento 5 Stelle. Per impedire che si possa consumare l’ultimo atto del patto scellerato rappresentato dal renzusconesimo, occorre andare a nuove elezioni.

Abbiamo una  brutta legge elettorale, l’Italicum, per la quale Renzi ha preteso e ottenuto la fiducia. E’ da quella che bisogna partire. Ma bisogna fare presto, altrimenti avremo un nuovo governo tecnico che andrà a sostituire quello attuale, illegittimo perché nominato con una legge elettorale dichiarata incostituzionale. Una continuità da scongiurare, in nome del popolo italiano.

“Chiediamo agli italiani di stare al nostro fianco in questa battaglia”, dice Beppe Grillo, che rilancia: “Per quanto riguarda il Senato, proponiamo di applicare dei correttivi per la governabilità alla legge che c’è già: il Consultellum. Ci vogliono cinque giornate di lavoro. La nostra proposta a tutti è di iniziare a lavorarci domani e avere la nuova legge elettorale in settimana. Non si può bloccare il Parlamento discutendo una nuova legge elettorale. Si deve votare il prima possibile”.

In questa campagna referendaria il MoVimento 5 Stelle, con i suoi portavoce e i suoi attivisti si è mobilitato in tutta Italia per informare i cittadini. E continuerà a farlo attraverso il contatto diretto nelle strade e nelle piazze d’Italia.

I tempi sono maturi per una rinascita. La politica italiana può ancora essere sconvolta. Questa volta in positivo, con una grande partecipazione popolare. Saranno i cittadini, infatti, a costruire il programma e la squadra di governo targati 5 Stelle. Dalla prossima settimana gli iscritti al Movimento li voteranno online. E nessuno potrà impedirlo.

La guerra è appena cominciata, a partire dai titoli manipolati di alcuni grandi giornali, che sottolineano un effimero dato geografico secondo il quale, almeno da questo punto di vista, il ‘No’ ha trionfato ma non troppo.

In realtà Renzi paga la scelta di aver personalizzato il referendum, trasformandolo in un giudizio sull’operato del suo governo, non ha convinto il Paese ed è stato punito da Nord a Sud, non solo per la scelta di personalizzare la consultazione ma soprattutto per non aver mai mantenuto le promesse dei suoi roboanti annunci e per essersi piegato (e aver piegato il Paese) alle pretese delle lobby delle banche, dei petrolieri, dei mercati, della finanza, dell’Europa dei nazionalismi forti.

JUNCKER & CO. SOTTRAGGONO RISORSE ALLA RICERCA EUROPEA

La portavoce Rosa D’Amato e il Movimento 5 Stelle si oppongono all’impoverimento di importanti programmi per l’innovazione scientifica, leadership industriale e sfide per la società capaci di produrre scienza e tecnologia di alto livello in grado di stimolare la crescita economica

“Unici tra tutte le forze politiche presenti in Parlamento, abbiamo presentato una serie di emendamenti volti ad escludere a priori la possibilità di usare i fondi di coesione nell’EFSI, ad indirizzare le risorse del piano Juncker solo verso le piccole e medie imprese e ad assicurare un controllo democratico del Parlamento sulla nomina dei cosiddetti esperti ‘indipendenti’ del Comitato deputato alla scelta dei progetti”. Esordisce così Rosa D’Amato componente della Commissione per lo sviluppo regionale, che ci ha spiegato meccanismi, implicazioni e risvolti delle politiche comunitarie in atto.

L’EFSI, lo diciamo a vantaggio dei lettori, è il Fondo Europeo per gli Investimenti Strategici. La sua governance non è propria di una entità indipendente ma promana da un accordo tra Commissione Europea e BEI (Banca Europea Investimenti) nell’ambito della quale ci sono le garanzie della Comunità.

Si tratta di un fondo con una dotazione iniziale di 21 miliardi di euro (5 della Bei e 16 garantiti dall’Unione Europea) che puntano a finanziare, grazie a una sorta di effetto moltiplicatore (sperato e presunto), progetti per 315 miliardi di euro nell’arco dei prossimi tre anni, di cui 240 destinati a progetti infrastrutturali e innovativi, e 75 a piccole e medie imprese.

Il piano è già stato sbandierato dalla Commissione Europea e da alcuni Stati Membri tra cui l’Italia, come il presunto ‘motore’ per far ripartire l’Europa e gli investimenti. In realtà “il regolamento della Commissione Europea presenta numerose problematiche, tra cui la possibilità di usare i Fondi Strutturali (cosiddetti di “coesione”) e di Investimento, ossia quelli delle politiche Regionali, – dice la parlamentare 5 Stelle – per finanziare progetti scelti nel quadro dell’EFSI” (Per l’Italia il TAV, Treno ad alta velocità, o il cosiddetto ‘revamping’ (interventi di ristrutturazione generale ) dell’Ilva”.

In pratica si apre la possibilità di usare i fondi di coesione nell’EFSI, indirizzando le risorse del piano Juncker solo verso le piccole e medie imprese (sino a 250 dipendenti, contro i 3000 del testo proposto), accompagnato da uno scarso controllo democratico del Parlamento sulla nomina dei cosiddetti esperti ‘indipendenti’ del Comitato deputato alla scelta dei progetti. “Unici tra tutte le forze politiche presenti in Parlamento, – dice Rosa D’Amato –  abbiamo presentato una serie di emendamenti volti ad escludere a priori questi rischi concreti”. “Così come ci siamo fermamente opposti al finanziamento del fondo di garanzia con le risorse di Horizon 2020 (2,7 miliardi) e Connecting Europe Facility (3,3 miliardi) destinati alla ricerca scientifica, all’innovazione, allo sviluppo. In questo senso, la Commissione per lo Sviluppo Regionale ha accolto le nostre istanze, e ha raccomandato di non destinare al piano EFSI proprio quei fondi”.

Ma non la pensa così il vicepresidente della Commissione Katainen, che ha reiterato la volontà della Commissione Europea di utilizzare i fondi destinati ad Horizon, ipotizzando l’effetto moltiplicatore degli investimenti. “Si prefigura, così, – conclude la portavoce  del Movimento 5 Stelle – l’impoverimento di uno dei programmi più importanti dell’Unione, che associa la ricerca all’innovazione concentrandosi su settori chiave come quelli dell’eccellenza scientifica, della leadership industriale e delle sfide per la società, allo scopo di consentire all’Europa di produrre scienza e tecnologia di livello mondiale in grado di stimolare la crescita economica”.

“Togliere preziosissime risorse finanziare, specialmente in tempi di crisi, a questo programma, ‘scommettendo’ su investimenti di privati e pericolose ingegnerie finanziarie, sarebbe una gravissima scelta politica, contro la quale continueremo ad opporci in tutte le commissioni competenti”.

REGIONE PUGLIA. LEGGE ELETTORALE, BOCCIATA LA PARITÀ DI GENERE

Il prossimo Consiglio Regionale rischia seriamente di caratterizzarsi per una imbarazzante scarsità di donne. In pochi giorni reintrodotti i vitalizi e bocciato il progresso della politica

Il voto segreto del consiglio regionale pugliese partorisce una legge elettorale da medio evo,  che introduce uno sbarramento all’8% per le coalizioni e al 4% per le singole liste che le compongono.

Affossata anche la parità di genere, il prossimo Consiglio Regionale rischia seriamente di caratterizzarsi per una imbarazzante scarsità di donne.

Tantissimi, addirittura 48 i voti a favore e solo 10 contro per approvare la proposta di legge “Modifiche e integrazioni alla legge regionale 28 gennaio 2005, n.2 (Norme per l’elezione del Consiglio regionale e del Presidente della Giunta regionale)”.

La riduzione da 70 a 50 del numero dei consiglieri ha ristretto di molto la possibilità di ottenere un posto al sole. Lo sanno bene i consiglieri regionali uscenti, che hanno pensato bene di difendere a suon di sbarramenti il loro orticello.

Le coalizioni sono ammesse alla distribuzione dei seggi se conseguono l’8% dei voti validi, così come i partiti non in coalizione. All’interno delle aggregazioni, invece, le singole formazioni politiche devono superare la soglia del 4%.

Nella legge elettorale è stato anche definito un premio di maggioranza modulato in funzione delle percentuali di voti della coalizione vincente: alla coalizione che supera il 40%, verranno attribuiti 29 seggi; se ottiene tra il 35 e il 40% i seggi saranno 28; in caso di percentuale inferiore al 35% i seggi assegnati saranno 27.

La parità di genere è, ormai, anacronistica e va archiviata tra le idee del passato ma restano assurdi, se non addirittura anticostituzionali, gli sbarramenti per l’accesso alla più importante istituzione pugliese, che escluderebbero i piccoli partiti costringendoli a diventare (pena la loro scomparsa) succubi delle formazioni più organizzate che si articolano sul territorio grazie al fiume di soldi che le sostiene a tutti i livelli.

La follia di questo consiglio regionale, composto da quasi il 100% di maschi, non ha alcun alibi. In pochi giorni ha l’ardire di reintrodurre i vitalizi e la responsabilità di aver bocciato il progresso della politica.

FOGGIA. IN CONSIGLIO COMUNALE L’OPPOSIZIONE SFILACCIATA SOSTIENE UNA MAGGIORANZA INESISTENTE

Il Primo Cittadino costretto ad imbarcare consiglieri di minoranza per mantenere il numero legale della seduta e discutere gli argomenti all’ordine del giorno, esponenti socialisti e addirittura l’ex M5S e un sostenitore del candidato sindaco del PD

Il sindaco Landella parla di “atteggiamento grave ed irresponsabile” riferendosi allo strappo di Forza Italia che ha disertato la riunione di Consiglio Comunale di ieri.

Il Primo Cittadino è stato costretto ad imbarcare una parte dell’opposizione per mantenere il numero legale della seduta e discutere gli argomenti all’ordine del giorno, giudicati “delicati, importanti e rilevanti”, 106 debiti fuori bilancio “ereditati dai nostri predecessori” – dice Landella – oltre alle “proposte di iniziative imprenditoriali che per anni erano rimaste nei cassetti dell’Amministrazione comunale”. Insomma, un test importante.

Il Sindaco mette in evidenza il fatto che il Centrodestra, fino a qualche mese fa, dai banchi dell’opposizione chiedeva di superare le lungaggini e le lentezze amministrative mentre adesso, nel ruolo di maggioranza, rispetto all’assunzione di responsabilità ha cambiato atteggiamento, lasciando spazio a veti, frutto di rivendicazioni politiche insoddisfatte, come il mancato ingresso di Forza Italia nella compagine di governo.

Landella, quindi, ha sostituito la forza più importante della coalizione che lo sostiene con pezzi dell’opposizione, determinando un vero e proprio salto mortale politico e il trasformismo della politica foggiana, che non ha eguali nello scenario nazionale.

Maggioranza sciolta come neve al sole non appena si sono presentate le prime importanti prove di governo comunale.

E’ il sintomo di una tendenza consolidata negli ultimi anni, frutto di coalizioni di forze politiche nate solo per vincere le elezioni ma spesso incapaci di governare. Un costume che in questo caso trova conferma e si rafforza con l’atteggiamento dell’‘opposizione responsabile’, rimasta in aula a garantire il numero legale e lunga vita ad una alleanza di centrodestra che ha vinto le elezioni con la promessa di garantire discontinuità e governabilità.

Infatti, “da noi senso di responsabilità”, hanno rivendicato in una dichiarazione congiunta i consiglieri di opposizione Luigi Buonarota (Lavoro e Libertà), Saverio Cassitti (Psi), Marcello Sciagura (il pane e le rose) e Leonardo Iaccarino (Udc), ai quali si è aggiunto in Aula il consigliere indipendente (ex M5S) Vincenzo Rizzi.

Alla base della decisione di fare da ‘stampella’ alla Giunta-Landella, il servizio alla città e la soluzione dei suoi problemi.

Alla fine della tappa consiliare restano le macerie di una maggioranza inesistente e di una opposizione spaccata.

In mezzo un manipolo di consiglieri comunali di opposizione, autodefinitasi “responsabile”, adesso unito dal riconoscimento di 97 dei 98 debiti fuori bilancio iscritti all’ordine del giorno.

Rinviate le sei delibere su altrettanti insediamenti produttivi e il voto sul referendum per la Moldaunia, il progetto di fusione della Capitanata col Molise.

Curioso il fatto che il video della seduta Consiliare non sia disponibile, come testimoniano la foto e il link.

SAN SEVERO. FACCIAMO LA FESTA AL MAIALE. ANZI NO!

Montano le proteste degli animalisti. Qualcuno tenta di attribuire l’iniziativa al Meetup locale del M5S. Ma piovono le smentite

A San Severo, in provincia di Foggia, il 26 febbraio prossimo sarà ucciso un maiale in pubblico in occasione della sagra ‘Facciamo la festa al maiale’.

Anzi, no!

La minaccia di una fantomatica organizzazione dell’evento, secondo la locandina diffusa su Facebook, comprenderebbe l’‘Accademia del lampascione’, la Fondazione ‘Terra mia’ e il ‘Gruppo zero’ di San Severo (Fg). Ma qualcuno ha inserito, arbitrariamente, anche un logo che simboleggerebbe il Movimento 5 Stelle locale (rimosso dalla foto che vedete).

Sembra che sia bastata l’adesione di alcuni attivisti all’iniziativa per giustificarne l’utilizzo. Ma nessuno, a San Severo, è autorizzato ad avvalersi del logo 5 Stelle (seppur leggermente modificato), per il semplice fatto che nel centro dell’alta Capitanata non ci sono portavoce pentastellati. Così come nessun attivista potrebbe appoggiare una simile pensata”.

Ne ha preso infatti le distanze il futuro candidato alle regionali 5 stelle, il sanseverese Giorgio Sernia, che aveva aderito all’iniziativa solo perché favorisce e promuove il consumo di prodotti a chilometro zero; l’ex candidato sindaco Simone Colapietra ha anche invitato a diffidare dei falsi Movimenti 5 Stelle San Severo” precisando non solo che il M5S non è promotore della manifestazione ma anche che “siamo dalla parte degli animali”.

Numerose, ovviamente, le associazioni ambientaliste che hanno proposto di “sostituire l’uccisione del maiale con un evento non cruento e adatto a tutti”.

A questo punto, speriamo che gli organizzatori dell’evento annunciato su Facebook, che tende a valorizzare il consumo di prodotti a ‘chilometro zero’, vogliano pensare ad uno svolgimento e una modalità alternativi.

ELEZIONE DEL CAPO DELLO STATO. UN VOTO POCO SEGRETO

Una formula che sta un po’ stretta, quella prevista dai Padri Costituenti, perché offre ai grandi elettori la possibilità di esprimersi liberamente e secondo coscienza

Ieri abbiamo assistito ad un altro passaggio storico della vita della nostra relativamente giovane Repubblica, l’elezione del suo dodicesimo Presidente.

I grandi elettori, 495 parlamentari di centrosinistra (436 Pd, 47 Sel e 12 da gruppi minori), 268 di centrodestra (219 Pdl, 39 Lega Nord e 10 da gruppi minori), 163 del Movimento 5 Stelle, 10 del gruppo misto (compresi i senatori a vita).

L’accordo tra centrosinistra e centrodestra prevedeva, come sì è verificato, che i parlamentari dei due schieramenti esprimessero scheda bianca nei primi tre scrutini, per i quali l’elezione del Capo dello Stato sarebbe stata possibile solo con la maggioranza qualificata di due terzi della assemblea (672 voti). Questo escamotage, artificio affatto condivisibile considerando l’importanza istituzionale della votazione, ha consentito di giungere al quarto scrutinio, per il quale sarebbe stata sufficiente la maggioranza assoluta (la metà dell’assemblea più uno: 504 voti).

Ma, al di la del poco edificante stratagemma, ciò che più sconcerta, questione ben più grave, è il fatto che non sia stata pienamente rispettata la prescrizione dell’art. 83 della Costituzione, che stabilisce “L’elezione del Presidente della Repubblica ha luogo per scrutinio segreto…”.

Il voto segreto, voluto dai Costituenti, sta un po’ stretto a questi speciali elettori perché offre la possibilità a tutti di esprimersi liberamente e secondo coscienza. Ma, evidentemente, in questo sistema dei partiti, i liberi pensatori non sono ammessi. I votanti devono rispondere alle indicazioni gruppi politici di appartenenza.

Perciò, ecco cosa hanno studiato per controllare il voto.

Gli onorevoli, per contarsi, serrare le fila ed evitare i “franchi tiratori” in occasione della elezione del  Presidente della Repubblica, hanno utilizzato un metodo molto semplice ed efficace: hanno scritto sulla scheda lo stesso candidato ma in forme diverse. Per fare qualche esempio: qualcuno ha messo il nome prima del cognome e viceversa, altri hanno votato scrivendo per esteso il cognome lasciando il nome indicato dalla prima lettera seguita dal punto, e viceversa. Insomma, le molteplici combinazioni hanno consentito di identificare e verificare le indicazioni dei vari gruppi parlamentari attraverso una particolare preferenza, facilmente riconoscibile. Una pratica che si scontra con le leggi dello stato che puniscono il voto di scambio.

Queste le espressioni usate per indicare il candidato Sergio Mattarella:
‘On. Sergio Mattarella’
‘On. Mattarella’

‘Sergio Mattarella’
‘Mattarella Sergio’
‘Mattarella’
‘Mattarella S.’
‘S. Mattarella’
‘Prof. Mattarella’

Dietro ogni formula utilizzata per il voto c’era un gruppo parlamentare che controllava i propri senatori e deputati. E la presidente della Camera, Laura Boldrini, invece di dare una lettura omogenea in fase di scrutinio pronunciando semplicemente il nome “Mattarella” ha letto le schede di voto esattamente come sono state compilate.

Sicuramente l’avrà fatto per la regolarità amministrativa!

FOGGIA. CENTOMILA EURO IN TRE MESI AI CONSIGLIERI COMUNALI

Foggia. Centomila euro di gettoni di presenza in tre mesi ai consiglieri comunali. Le Commissioni Consiliari permanenti sotto i riflettori per mancanza di trasparenza e i costi esorbitanti, scaricati sui cittadini contribuenti

Le Commissioni Consiliari permanenti sotto i riflettori per mancanza di trasparenza e i costi esorbitanti, scaricati sui cittadini contribuenti

I cittadini foggiani stanno facendo fronte a una pressione fiscale insopportabile e in cambio subiscono una città matrigna e poco ospitale, come testimonia il terzultimo posto che occupa nella speciale classifica italiana della qualità della vita. Contemporaneamente assistono a uno spreco, intollerabile e inammissibile, costituito dal costo delle Commissioni Consiliari permanenti, tra gettoni di presenza e costi indiretti, che nella scorsa Consiliatura, insieme alle spese delle analoghe commissioni circoscrizionali, hanno pesato sulle casse del Comune di Foggia circa un milione di euro annui.

Con un numero inferiore di consiglieri comunali e la scomparsa delle circoscrizioni, per i prossimi anni la cifra sarà, probabilmente, un po’ inferiore ma la spesa resterà a livelli insostenibili, data la situazione economico-finanziaria in cui versa l’Ente Municipale.

L’istituzione delle Commissioni Consiliari permanenti trovò, oltre un quarto di secolo fa, una ratio nel modo di concepire l’amministrazione della Cosa Pubblica dell’epoca. Ma con questo sistema si sono spesi tanti soldi dei cittadini. Sono passati tanti anni, si sono succeduti governi comunali di destra e sinistra ma nessuno, neanche questa Amministrazione né i nuovi consiglieri comunali sono riusciti a dare una risposta differente.

Trasparenza dei deliberati delle Commissioni Consiliari

Sapere che sono automaticamente convocate, ogni giorno, le ‘Commissioni Consiliari permanenti’ lascia veramente perplessi, per l’esborso a carico dei contribuenti e per la mancanza di trasparenza: restano, infatti sconosciuti gli argomenti trattati quotidianamente per cui i cittadini che volessero presenziare non hanno le informazioni necessarie circa gli ordini del giorno; le risultanze delle sedute, che potrebbero essere rese note pubblicandole all’Albo Pretorio a beneficio della informazione istituzionale, non hanno alcuna pubblicità; risulta impossibile anche visionare i verbali, visto che il Comune oppone il silenzio alle richieste di accesso agli atti avanzati dai cittadini/contribuenti.

Centomila euro di gettoni nei soli tre mesi da settembre a novembre 2014

I compensi dei consiglieri comunali, parlano chiaro: quasi tutti prendono il massimo possibile di gettoni di presenza, circostanza che presuppone che si facciano tante riunioni e che in quelle Commissioni vengano prese altrettante decisioni. Se i consiglieri lavorano così tanto, perché i verbali o le risultanze delle sedute non vengono rese pubbliche?

Escludendo i Consiglieri Comunali Sergio Clemente, Leonardo Di Gioia e, ovviamente (per la sua funzione di Presidente del Consiglio comunale) Luigi Miranda, a ben 29 Consiglieri su 32 sono stati liquidati, con determinazioni dirigenziali del Servizio Presidenza del Consiglio Comunale, nel periodo Settembre-Novembre, oltre 100.000 euro (sono cifre lorde ma questa è la spesa a carico dei cittadini/contribuenti). A questi bisogna aggiungere, inoltre, i costi per il funzionamento delle Commissioni (personale, locali, energia elettrica, telefono, cancelleria, ecc. ecc.) e i rimborsi alle aziende per le giornate di assenza dei dipendenti eletti in consiglio Comunale.

Le cifre in soli gettoni di presenza variano da 3.000 a 4.000 euro circa per ciascun consigliere in soli 3 mesi. Tali compensi corrispondono, nella ipotesi massima, a 17 presenze (calcolando il gettone di presenza,  pari  a  € 73,49  per  ogni  seduta  di Consiglio  e  di  Commissione,  per  un  massimo, stabilito per Legge, di € 1.210,37 mensili). Se escludiamo i fine settimana (8 giorni), si può affermare che i consiglieri comunali partecipano alle sedute di Commissione quasi tutti i giorni.

Nel 2013 rimborsati oltre 500.000 euro alle aziende per le assenze dei loro dipendenti

I cittadini chiedono e ‘Il Portavoce’ se ne rende interprete: per quale motivo sborsare tutti questi soldi per far funzionare Commissioni Consiliari che possono tranquillamente essere convocate solo quando serve preparare argomenti da discutere in Consiglio Comunale? Perché spendere ancora centinaia di migliaia di euro di rimborsi alle aziende che hanno “prestato” i propri dipendenti al Consiglio Comunale e che per tale motivo si assentano dal lavoro quasi tutti i giorni? Nel 2013 sono stati rimborsati alle aziende oltre 500.000 euro. Per quanto tempo ancora dobbiamo ancora assistere a questo spreco?