LE PREOCCUPAZIONI DEGLI OPERATORI DELLO SPETTACOLO IN TEMPI DI PANDEMIA

L’incontro con la candidata Carmen Battiante ha rivelato una profonda crisi del settore per la quale si chiede con forza un tavolo di confronto con la Regione Puglia e il Comune di Foggia

Si è svolto mercoledì sera, presso l’associazione ‘Note a margine’ di Foggia, l’incontro tra l’operatrice culturale Carmen Battiante, candidata alle prossime elezioni regionali per la lista ‘Cittadini pugliesi’, l’onorevole Antonio Tasso e i tecnici della produzione culturale, operatori e professionisti dello Spettacolo, imprenditori nelle attività connesse al comparto: tecnici audio, luci, fotografi, titolari di service dello Spettacolo, musicisti, addetti stampa nel settore della musica (nella foto, in alto, l’intervento di Carmen Battiante).

Sotto la lente di ingrandimento le problematiche, connesse alla pandemia da Covid-19, che attraversano drammaticamente il comparto Cultura e Spettacolo. Evidenziate le nuove emergenze e le esperienze vissute, analizzati i provvedimenti assunti e le prospettive in vista di una recrudescenza del contagio e delle conseguenze sul piano economico e del lavoro.

“Con il Covid19 si è fermato tutto”, hanno esordito gli intervenuti. Nel settore della musica “non basta il Festival di Sanremo perché il lavoro che si fa oggi si sviluppa per sei mesi e viene pagato tra due anni”, questa la realtà. “La produzione musicale è in profonda crisi”.

Gli operatori nel noleggio audio e luci aggiungono: “i problemi c’erano e con il Covid19 si sono amplificati. Manca un tariffario, non c’è regolamentazione, non esiste il riconoscimento della categoria. Ci sono codici Ateco (classificazione utilizzata dall’ISTAT per la classificazione delle attività economiche, ndr) per movimento terra che fanno il service audio luci. Mancano gli albi, il mercato e al ribasso, non esistono le qualifiche ma ci sono le abilitazioni e mancano i controlli”, queste alcune delle considerazioni esposte come un fiume in piena.

Ma, come sembra emergere da quasi tutti gli interventi, “il problema più grande è quello dell’assenza di tutele, soprattutto dal punto di vista contrattuale, a causa delle quali molti di noi non sono riusciti ad avere alcun aiuto per i problemi subiti dalla nostra attività per il Covid19”.

Non sono mancate bordate alla Regione Puglia in riferimento al Piano straordinario per la Cultura e lo Spettacolo ‘Custodiamo la Cultura in Puglia’ con il quale l’assessorato all’Industria ha “regalato” 17 milioni euro per sostenere operatori e imprese pugliesi nell’emergenza Covid19. “I soldi sono stati distribuiti male. Abbiamo chiesto alla Regione una redistribuzione più equa ma non siamo stati ascoltati. Occorre una indennità mensile finché non riparte il settore”, queste le preoccupazioni e le richieste emerse durante l’incontro.

Tra i problemi strutturali, mai risolti, un grido di dolore: “in campo musicale gli ‘emergenti’ sono stati lasciati soli, senza supporti. Occorre creare occasioni di lavoro, sostenere la promozione della musica e dei talenti locali”.

E non manca la denuncia: “nel campo della fotografia spesso assistiamo a fenomeni di abusivismo e concorrenza sleale da parte di operatori che non hanno partita Iva. Per quanto riguarda l’attività siamo fermi da ottobre 2019. Ridicolo il contributo di 1.500 euro per gli sposi da parte della Regione Puglia, visto che il plafond disponibile è solo di 30.000 euro, cioè appena sufficiente per 20 coppie”. Riguardo alla progettazione futura “abbiamo chiesto alla regione Puglia di portare avanti il progetto di digitalizzazione delle opere d’arte e dei Beni Culturali da archiviare. Abbiamo anche presentato un progetto scaturito da un tavolo tecnico di tutti i fotografi a livello regionale ma al momento non abbiamo avuto alcuna risposta”.

Tra le proposte è emersa la necessità di individuare luoghi per attività di offerta culturale da incentivare, un censimento delle associazioni e dei professionisti operanti nel settore, un cartellone che offra spazio a tutti nell’ambito delle iniziative degli enti locali.

Tra gli interventi, non è mancata una stoccata alla programmazione degli Enti Locali: “negli atti amministrativi di programmazione e assegnazione degli spettacoli manca trasparenza, lavorano sempre le stesse persone e il prezziario applicato svilisce spesso il lavoro. Gli enti territoriali scelgono in modo arbitrario come spendere i soldi nel settore dello Spettacolo e Culturale poi il Covid19 ci ha tolto anche il pubblico aggravando la situazione. Servono regole più rigide nell’assegnazione dei fondi”.

“C’è molta improvvisazione, incompetenza, insensibilità delle istituzioni”, ha chiosato l’onorevole Tasso, che ha aggiunto: “con il Covid19 alcune categorie sono state tutelate, altre ignorate. Nel decreto di agosto ci sono 25 miliardi di euro disponibili nell’ambito dei quali è possibile individuare nuove risorse per il settore e in particolare aiuti per chi non li ha ricevuti”.

All’incontro hanno partecipato indirettamente, online, numerosi addetti del comparto Spettacolo e Cultura che hanno voluto rispondere online alle sollecitazioni dell’incontro.

A margine dell’incontro Carmen Battiante ha dichiarato: “resto profondamente colpita dall’insensibilità mostrata dai vari Enti al grido di aiuto di tutti gli operatori della Cultura e dello Spettacolo. Purtroppo non mi stupisce che non vi siano risposte e soluzioni! Sono anni di denunce inascoltate e ora con il Covid siamo al completo collasso dell’intero comparto. Cercheremo, con l’aiuto dell’on. Tasso, di stilare quanto prima un documento da portare in Parlamento, sottolineando la necessità di assegnare i fondi per lo spettacolo di tutti gli Enti alle aziende in crisi che, a causa della pandemia, rischiano la totale chiusura”.

Durante la riunione, quindi, si sono registrate le grandi difficoltà nelle quali si trova oggi il comparto Cultura e Spettacolo e analizzati anche i problemi atavici, strutturali, che andrebbero rimossi e per i quali si chiede maggiore attenzione da parte della politica. In proposito gli operatori del settore Cultura e Spettacolo chiedono con forza un tavolo di confronto sia con la Regione Puglia che con il Comune di Foggia.

REGIONE PUGLIA. LEGGE ELETTORALE, BOCCIATA LA PARITÀ DI GENERE

Il prossimo Consiglio Regionale rischia seriamente di caratterizzarsi per una imbarazzante scarsità di donne. In pochi giorni reintrodotti i vitalizi e bocciato il progresso della politica

Il voto segreto del consiglio regionale pugliese partorisce una legge elettorale da medio evo,  che introduce uno sbarramento all’8% per le coalizioni e al 4% per le singole liste che le compongono.

Affossata anche la parità di genere, il prossimo Consiglio Regionale rischia seriamente di caratterizzarsi per una imbarazzante scarsità di donne.

Tantissimi, addirittura 48 i voti a favore e solo 10 contro per approvare la proposta di legge “Modifiche e integrazioni alla legge regionale 28 gennaio 2005, n.2 (Norme per l’elezione del Consiglio regionale e del Presidente della Giunta regionale)”.

La riduzione da 70 a 50 del numero dei consiglieri ha ristretto di molto la possibilità di ottenere un posto al sole. Lo sanno bene i consiglieri regionali uscenti, che hanno pensato bene di difendere a suon di sbarramenti il loro orticello.

Le coalizioni sono ammesse alla distribuzione dei seggi se conseguono l’8% dei voti validi, così come i partiti non in coalizione. All’interno delle aggregazioni, invece, le singole formazioni politiche devono superare la soglia del 4%.

Nella legge elettorale è stato anche definito un premio di maggioranza modulato in funzione delle percentuali di voti della coalizione vincente: alla coalizione che supera il 40%, verranno attribuiti 29 seggi; se ottiene tra il 35 e il 40% i seggi saranno 28; in caso di percentuale inferiore al 35% i seggi assegnati saranno 27.

La parità di genere è, ormai, anacronistica e va archiviata tra le idee del passato ma restano assurdi, se non addirittura anticostituzionali, gli sbarramenti per l’accesso alla più importante istituzione pugliese, che escluderebbero i piccoli partiti costringendoli a diventare (pena la loro scomparsa) succubi delle formazioni più organizzate che si articolano sul territorio grazie al fiume di soldi che le sostiene a tutti i livelli.

La follia di questo consiglio regionale, composto da quasi il 100% di maschi, non ha alcun alibi. In pochi giorni ha l’ardire di reintrodurre i vitalizi e la responsabilità di aver bocciato il progresso della politica.

DURAMENTE BOCCIATA LA SANITA’ PUGLIESE

La Corte dei Conti contesta consulenze e assegnazioni di appalti. Tramontato il periodo d’oro, culminato, lo scorso anno, con l’assunzione di 1.752 persone

La Corte dei conti regionale, l’organo di vigilanza contabile dello Stato, ha inesorabilmente bocciato i bilanci 2012 delle Aziende sanitarie pugliesi. La Magistratura contabile traccia il quadro di un sistema divenuto difficilmente governabile e che, probabilmente, si aggraverà con i prossimi tagli governativi del fondo sanitario nazionale già con il bilancio di previsione 2015.

Si parla di situazioni contabili “non realistiche”, che non tengono conto, come ad esempio per la Asl di Taranto, di ammortamenti e rettifiche. Si passa, poi, all’“illegittimo ricorso a proroghe contrattuali ed affidamenti diretti per gli acquisti di beni e servizi” per Bari e Foggia, con qualche dubbio sulla selezione del personale e appalti non eseguiti per individuare con bandi pubblici le aziende che devono operare all’interno delle strutture sanitarie pugliesi.

La Asl di Foggia, sembra abbia sforato il limite di spesa per le consulenze esterne e quello per le missioni del personale. Quella della Bat (Barletta, Andria, Trani) non avrebbe contabilizzato 765.000 euro di interessi di mora avendo “dimenticato” di comunicare l’elenco degli incarichi di consulenza e superato il tetto di esborsi previsto per i contratti precari. Infine l’Azienda sanitaria di Lecce “costringe” i pazienti salentini a rivolgersi altrove, fuori Puglia, per farsi curare.

La Corte fotografa una situazione che conferma lo stato di degrado contabile che si riflette sui servizi, sempre più scarsi, offerti ai cittadini.

Non sarebbe male se si introducessero correttivi per evitare sprechi, consulenze inutili e una gestione a dir poco discutibile. Una verifica di metà mandato sui direttori generali delle Asl, se condotta seriamente potrebbe sortire effetti positivi.

Sembrano tanto lontani i tempi (ma era solo agosto 2014) in cui, in pieno periodo di vacanze, la Regione approvava una delibera che dava il via libera all’assunzione di 1.752 persone nella sanità pugliese tra il 2014 e 2015, per una spesa totale di circa 122 milioni di euro. Ci vorrà ancora qualche decennio per vedere almeno dimezzati i tempi di attesa per indagini e visite specialistiche e dare ragione allo spot che diceva “Stiamo lavorando per una sanità migliore”.