L’ESITO REFERENDARIO, L’EREDITA’ DEL RENZUSCONISMO E L’OPPORTUNITA’ DI CAMBIAMENTO

di Nunzio Lops

La guerra è appena cominciata, a partire dai titoli manipolati di alcuni grandi giornali, che sottolineano un effimero dato geografico, secondo il quale il ‘No’ ha trionfato ma non troppo

Referendum costituzionale 4.12.2016. I risultati (fonte: Ministero dell'Interno)
Referendum costituzionale 4.12.2016. I risultati (fonte: Ministero dell’Interno)

La Carta Costituzionale ha retto l’urto dei suoi detrattori e la democrazia è ancora salva, anche se ammaccata. Hanno vinto i cittadini che hanno potuto ragionare con la propria testa, quelli che si sono informati, che non hanno ceduto agli slogan di partito, che hanno valutato con senso critico tutte le informazioni ricevute e che, infine, hanno catalogato come falsità la propaganda di regime.

Il popolo italiano ha ribadito, partecipando al voto, la propria sovranità. Ma ha rischiato davvero un salto nel buio, quello di non lontana memoria, con un solo uomo al comando.

Applicare la Costituzione, è questa la strada maestra. Ma per qualcuno è scomodo sottostare alle regole democratiche, alla volontà popolare, alle decisioni equilibrate e prese nell’interesse dei cittadini.

Ora bisogna resettare il sistema. Come? Con nuove elezioni. Auspicabili ma al momento difficilmente realizzabili, almeno finché gli eletti in Parlamento, di nuova nomina, non matureranno il diritto al vitalizio (una vera e propria droga istituzionale, senza la quale il sistema dei partiti non reggerebbe).

Le dimissioni del presidente del Consiglio dei Ministri potrebbero essere un primo passo. Ma è difficile resettare questo sistema di governo concepito, utilizzato e abusato da Renzi, Boschi, Verdini e da tutti i protagonisti del governo e del sottogoverno, quelli regionali, dei comuni, degli enti e dei boiardi di Stato, di marca Pd come di Forza Italia, Ncd, Lega, Fratelli d’Italia e di tutte le sigle di partito che si sono alternate nell’appoggiare i governi che si sono succeduti in questi ultimi vent’anni, comprese forze sociali come i sindacati Cgil, Cisl e Uil e altre sigle minori.

D’altronde, i risultati sono sotto gli occhi di tutti. L’Italia è un Paese in macerie, con un debito pubblico spaventoso. Un Paese nel quale la compravendita dei voti è stata sdoganata come pratica corrente, nel quale banche e petrolieri dettano l’agenda del governo di turno. Un Paese in balia degli speculatori internazionali, che agiscono imponendo le scelte strategiche su tutto quanto fa business. Un Paese che dismette e delocalizza le attività industriali (tenendo, invece, in vita quelle che avvelenano l’acqua, l’aria, la terra), depotenzia il sistema-Giustizia, depaupera il sistema della Formazione e della Ricerca, disincentiva le famiglie creando un grave scompenso demografico, affama i pensionati, non riesce a creare posti di lavoro perché continua a sprecare invece di concentrare le risorse in attività produttive e veramente capaci di rilanciare l’economia, toglie il futuro alle giovani generazioni.

Ecco cosa ci lasciano Renzi, Boschi e Verdini, Monti e Fornero, Berlusconi e Bossi (con Meloni e Salvini).

Allora non ci resta che una speranza, rappresentata dai ragazzi che animano il Movimento 5 Stelle. Per impedire che si possa consumare l’ultimo atto del patto scellerato rappresentato dal renzusconesimo, occorre andare a nuove elezioni.

Abbiamo una  brutta legge elettorale, l’Italicum, per la quale Renzi ha preteso e ottenuto la fiducia. E’ da quella che bisogna partire. Ma bisogna fare presto, altrimenti avremo un nuovo governo tecnico che andrà a sostituire quello attuale, illegittimo perché nominato con una legge elettorale dichiarata incostituzionale. Una continuità da scongiurare, in nome del popolo italiano.

“Chiediamo agli italiani di stare al nostro fianco in questa battaglia”, dice Beppe Grillo, che rilancia: “Per quanto riguarda il Senato, proponiamo di applicare dei correttivi per la governabilità alla legge che c’è già: il Consultellum. Ci vogliono cinque giornate di lavoro. La nostra proposta a tutti è di iniziare a lavorarci domani e avere la nuova legge elettorale in settimana. Non si può bloccare il Parlamento discutendo una nuova legge elettorale. Si deve votare il prima possibile”.

In questa campagna referendaria il MoVimento 5 Stelle, con i suoi portavoce e i suoi attivisti si è mobilitato in tutta Italia per informare i cittadini. E continuerà a farlo attraverso il contatto diretto nelle strade e nelle piazze d’Italia.

I tempi sono maturi per una rinascita. La politica italiana può ancora essere sconvolta. Questa volta in positivo, con una grande partecipazione popolare. Saranno i cittadini, infatti, a costruire il programma e la squadra di governo targati 5 Stelle. Dalla prossima settimana gli iscritti al Movimento li voteranno online. E nessuno potrà impedirlo.

La guerra è appena cominciata, a partire dai titoli manipolati di alcuni grandi giornali, che sottolineano un effimero dato geografico secondo il quale, almeno da questo punto di vista, il ‘No’ ha trionfato ma non troppo.

In realtà Renzi paga la scelta di aver personalizzato il referendum, trasformandolo in un giudizio sull’operato del suo governo, non ha convinto il Paese ed è stato punito da Nord a Sud, non solo per la scelta di personalizzare la consultazione ma soprattutto per non aver mai mantenuto le promesse dei suoi roboanti annunci e per essersi piegato (e aver piegato il Paese) alle pretese delle lobby delle banche, dei petrolieri, dei mercati, della finanza, dell’Europa dei nazionalismi forti.

Autore: Nunzio Lops

Giornalista pubblicista

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