FOGGIA.  KO LA COMUNICAZIONE DEL COMUNE, DA TEMPO INSUFFICIENTE

La piattaforma web di Palazzo di Città, continua a dare il meglio di se. Curioso che avvenga mentre viene attribuita una Posizione Organizzativa ad un funzionario del ‘Servizio Informatico e Urp’ e si omette la pubblicazione della liquidazione dei gettoni di presenza ai Consiglieri Comunali

E’ solo un problema tecnico?

Errore del server! E’ questo il messaggio della piattaforma web di Palazzo di Città, da ieri fuori uso.  Si tratta di un problema tecnico (“Error 500”), condizione imprevista che impedisce ai cittadini di accedere alla finestra attraverso la quale tenersi informati sulle attività del Comune di Foggia.

Da sempre di difficile, lento accesso le informazioni inserite nel portale internet del Comune di Foggia. Basta provare a leggere atti, determinazioni dirigenziali, delibere, ordinanze, pubblicazioni. La consultazione, di difficile gestione anche per un normale internauta,  risulta spesso impossibile: a volte manca qualche allegato e molto spesso il link in elenco non si apre.

Le omissioni del Comune di Foggia. Un silenzio che fa rumore

Ultimamente, però, si registrano vere e proprie omissioni. Nel più assoluto silenzio, si avverte forte il rumore per la decisione, da gennaio 2015, di non pubblicare più all’Albo Pretorio le determinazioni dirigenziali relative alla liquidazione dei compensi spettanti ai Consiglieri Comunali per gettoni di presenza.  Circostanza che non si concilia con i criteri di trasparenza tanto decantati e che, soprattutto, continua a scavare il fossato tra palazzo e cittadini.

Una spesa ulteriore, singolare curiosità

Singolare (è solo una curiosità, non essendoci collegamento) il fatto che all’inizio di questo mese sia stata attribuita un’altra Posizione Organizzativa ad un funzionario all’interno del ‘Servizio Informatico e Urp’. Una ulteriore spesa, necessaria a migliorare la struttura comunale.

Intanto la correzione dell’errore, che i cittadini possono leggere ancora mentre sto pubblicando, potrebbe comportare una modifica della logica del programma per il software del server Web e richiedere pertanto del tempo. Ma non serve ripristinare questa importante fonte di informazione se i contenuti di maggiore interesse dei cittadini restano latitanti.

‘FESTA DELLA DONNA’, CON STORIE DI AMORI E DISSAPORI DELLA FOGGIA CHE FU

Una ricerca di documenti originali, condotta nell’Archivio di Stato ma non solo. E’ la riscoperta di storie vere, la cronaca al femminile di una città tra il ‘600 e i primi del ‘900

«Essere una donna è una avventura: una sfida che non annoia mai». La frase di Oriana Fallaci è stata il filo conduttore di ‘Storia di donne, amori e dissapori della Foggia che fu. La conferenza, che si è tenuta l’altra sera presso il Museo Civico di Foggia, è la sintesi della ricerca di documenti originali, condotta dal giornalista e scrittore Carmine de Leo, nell’Archivio di Stato (e non solo).

Si è trattato di una simpatica carrellata di alcuni suoi saggi pubblicati sul quotidiano la Gazzetta del Mezzogiorno, con cui lo stesso collabora ormai da molti anni e che riguardano singolari vicende femminili in cui è protagonista la donna foggiana. «E’ la riscoperta di storie vere, la cronaca di una città che ci sembra lontanissima, fatta di figure femminili che prendono vita e che noi possiamo viverle come fossimo contemporanei».

La conferenza, tenuta nella sala ‘Mazza’ del Museo Civico di Foggia, gremita di appassionati della cultura foggiana, è stata organizzata dagli Amici del Museo Civico di Foggia col patrocinio di istituzioni pubbliche quali il Comune e la Provincia di Foggia, unitamente al quotidiano la Gazzetta del Mezzogiorno ed a varie altre associazioni quali l’UNESCO, il Soroptimist, la Fidapa, il Leo Club Giordano e l’Archeoclub.

Conferenza, Storia, Donne, Amori, Dissapori
La conferenza ‘Storia di Donne, amori e dissapori’, a cura di Carmine De Leo

«Se dovessimo dare un titolo diverso a questo incontro ben calzerebbe ‘Gossip d’antan’ , ovvero gossip d’altri tempi», ha detto Santa Picazio, presidente dell’Archeoclub Foggia.

«Si tratta di documenti originali dall’Archivio di Stato», ha detto De Leo nell’introduzione. «Storie vere, cronaca di una città che ci sembra lontanissima. Figure che prendono vita. E noi possiamo viverle come fossimo contemporanei», ha aggiunto ancora De Leo, che come un fiume in piena, ha introdotto la conferenza. «Queste storie ci fanno rivivere il centro storico, palazzi, antichi mattoni finestre attraverso le quali si sono affacciate tante donne. E’ una selezione di articoli, annotazioni giovanili».

«Una frase che non si sente più – ha detto lo scrittore foggiano concludendo la sua introduzione in uno scatto di orgoglio: Foggia è una città senza storia. Non è assolutamente vero! Così come nessuno fugge da Foggia e nessuno vuole piangersi addosso».

Così, lasciando spazio al racconto, ecco materializzarsi fatti di vita della comunità foggiana tra il ‘600 e i primi del ‘900, poco noti, che compongono il mosaico della nostra storia locale in rosa. Vicende femminili, curiosità storiche, cronache di amori e dissapori, tutte rigorosamente documentate che, col passare degli anni, sono a volte diventate anche vere e proprie leggende popolari.

Luoghi poco conosciuti, personaggi inediti, sontuosi appartamenti delle vecchie dimore gentilizie della città di Foggia, donne coraggiose, principesse, piccoli angeli o povere vecchine, streghe, ecc. sono i protagonisti in rosa di queste storie di amori e dissapori, figure descritte dallo scrittore Carmine de Leo, autore, peraltro, già di vari volumi sulle vicende passate del nostro territorio.

Di seguito i titoli e brevi riassunti  dei saggi già editi nelle pagine culturali La Gazzetta del Mezzogiorno.

La giornalista Amalia Bordiga descrive Foggia e le donne degli anni ‘30

Interessante è la storia di Amalia Bordiga, giornalista nata a Portici nel 1890 da famiglia di settentrionali, che definì la figura di una donna foggiana.  In visita a Foggia nel ’33, ospite del  Circolo ‘Daunia’, nel suo viaggio scrive e descrive: «Nascosta nel verde la città di Foggia, si intravede il suo campanile bianco. Le donne dalle vesti succinte, gli occhi neri meridionali, le labbra vivide di un sottile bastoncino rosso».

Una scollatura di troppo e madame…restò pietrificata

Durante l’occupazione francese nei primi anni dell’800 le famiglie foggiane ospitavano gli ufficiali francesi.

A causa di questa imposizione degli occupanti, ovviamente si crearono tanti problemi, rumors, storie all’interno dei palazzi foggiani.

Le madame d’oltralpe con scollature e anticonformiste rubavano cuori e scatenavano gelosie. E tresche d’amore. Ma anche duelli.

Amore e spionaggio nella Foggia dei primi ‘900 una Mata Hari locale

Parla di una donna che aveva frequentato, per amore, un ufficiale straniero e che, solo per questo, era stata imprigionata, salvo vederla assolta ma solo dopo un anno di galera.

Una moglie strapazzata

E’ una storia vissuta nel palazzo di via Le Maestre conosciuto come ‘Trisorio’ o ‘Villani’.

In questo palazzo viveva il Duca di Civitella, che aveva sposato una rampolla di una famiglia in vista.

Il nobile aveva il vizio di bere. E per questo teneva spesso comportamenti irascibili e violenti. Tanto che un giorno chiuse la suocera  e la giovane e bella moglie in soffitta. Quest’ultima riuscì a gettare un bigliettino nella strada. Lo raccolse un gendarme che fece arrestare il duca e liberare le donne.

E la moglie scrisse al Re…. “Sire chiudetemi in convento”

A causa dei maltrattamenti del marito violento, reo anche di adulterio e che per questo le aveva trasmesso alcune malattie veneree, picchiata continuamente una gentildonna arrivò al punto di scrivere al Re: “Sire chiudetemi in convento”.

Il commercio delle schiave

Già dal ‘400 – ‘500, giovani donne rapite nei Balcani, venivano vendute a Foggia e Manfredonia. I grandi signori le tenevano in casa e quando arrivavano all’età del matrimonio gli davano una dote e le liberavano.

Uno di questi episodi si svolge nel palazzo De Carolis in via Le Maestre, a Foggia.

Il signorotto, in punto di morte diede la dote alla sua schiava ma la moglie, imprevedibilmente, si oppose, creando un caso e, ovviamente, molti pettegolezzi in città.

Gli angeli dell’Addolorata

In Piazza Mercato, in prossimità di Via Arpi, nell’attuale vico San Giuseppe, c’erano tante figure di musici e attori che frequentavano un piccolo teatro, uno dei tanti della città di Foggia, e l’adiacente Arco dell’Addolorata, angolo dell’antico centro storico, frequentato da tante figure di musici e attori.

Una fanciulla, di nome Addolorata, suonava con il cuore il suo violino. Lo faceva con l’anima. Piccoli occhi scuri carichi di tristezza, quando suonava in teatro c’erano sempre tanti ammiratori.

Ma la ragazza subiva le angherie del suo burbero impresario.

Un giorno un incendio distrusse i camerini e il violino della ragazza che, privata del suo strumento, fu scacciata. Morendo in povertà e d’inedia fu trasformata in un angelo.

Ancora oggi, nelle notti d’inverno, nei pressi dell’arco dell’Addolorata è possibile ascoltare le melodie della fanciulla.

Chiesa dell'Addolorata
Chiesa dell’Addolorata
Angelo dell'Addolorata
Angelo dell’Addolorata
La bella Adelina
La bella Adelina

Arrestate quell’attricetta

E la bella Adeline finì in carcere dove portò anche il suo pianoforte.

Nella prima metà dell’800. Il teatro era centro del gossip cittadino.

Fischiata dal pubblico durante una delle sue esibizioni, l’impresario annullò il contratto che aveva con l’attrice-musicista. A causa della perdita del lavoro la ragazza, ben presto, andò in carcere, dove riuscì a farsi portare il suo pianoforte.

Tutti andavano a sentirla suonare, tanto da convincere le Autorità a scarcerarla.

Le orecchiette galeotte

Fino alla metà del 900 le domestiche provenivano dal Veneto. Per questo venivano chiamate le terrone del Nord. Molte di quelle erano belle e facevano girare la testa ai giovani foggiani.

Nel ’23 nelle strade vicino al vecchio tribunale c’erano alcuni alberghi, che ospitavano giudici e avvocati. Presso uno di quelle c’era la veneta Marianna.

Il foggiano Don Michele portava la pasta fresca in uno di questi hotel.  Conobbe Marianna e cominciò a frequentarla.

La figlia, la piccola Eva, scopri che Don Michele si baciava con Marianna. Ben presto la ragazza veneta cominciò a spargere la voce che aspettava un figlio da Don Michele. Ma la legittima moglie, portando le orecchiette al posto del marito, la affrontò con un coltello per convincerla a desistere.

Don Michele e la moglie
Don Michele e la moglie

La seicentesca setta della carità carnale

Suor Giulia De Marco, religiosa che compensava la sua povertà con un bell’aspetto, si fece coinvolgere nella ‘Congregazione della carità carnale’, diffusa nel regno di Napoli. In realtà si trattava di una setta,  che si diffuse anche a Foggia e che confondeva sesso e religione. A testimonianza dell’esistenza di questa organizzazione occulta, dopo tanti anni fu scoperto un locale sotterraneo sui cui muri furono scritti col sangue frasi poco ecclesiali.

La setta, però non ebbe vita facile e la religiosa, anticipatrice del senso di libertà delle donne, fu internata. Suor Giulia fu giudicata dall’Inquisizione e condannata al carcere a vita.

La leggenda di Riccioli d’oro

Anche noi abbiamo la leggenda di Riccioli d’Oro, una bimba vissuta nel ‘500 che evoca Shirley Temple e la favola di Christian Andersen. Quando Foggia contava poche migliaia di persone, la ragazzina, orfana di padre e figlia di una lavandaia, era conosciuta in città proprio per la sua capigliatura.

L’8 marzo del 1528 la città fu saccheggiata dai Lanzichenecchi al soldo dei francesi durante la guerra franco-spagnola. Vittime principali di una popolazione indifesa, furono proprio donne e bambini. Tra questi anche Riccioli d’Oro, di cui non si seppe più niente.

La madre disperata pregò a lungo la Madonna dei Sette Veli, protettrice della città, ma furono trovati solo i suoi riccioli. La Madonna, allora, fece un miracolo, trasformando tutte le volute della città, ancora oggi visibili sui palazzi del centro storico, furono trasformate in riccioli d’oro, come i suoi capelli biondi,  che al primo sole di marzo risplendono del color dell’oro.

Ricciolidoro
Ricciolidoro
Le volute trasformate in riccioli d'oro
Le volute trasformate in riccioli d’oro

Le streghe del Tribunale della Regia Dogana

Processi per stregoneria. Tra le strade della vecchia foggia, sui prospetti delle antiche dimore gentilizie, spesso si trovano alcuni piccoli bassorilievi o minuscole sculture raffiguranti volti zoomorfi e mostruosi che rappresentano diavoli e streghe vissute nel 1700.

Ad ognuna di esse corrisponde una storia vera o fantastica, riferita ad alcune donne dell’epoca, considerate streghe dal Tribunale della Regia Dogana della mena delle pecore di Foggia. Tra questi si parla, infatti, di un  processo,  tenutosi a Foggia nel 1774, che vide protagonista una signora , Giovanna Bertone, picchiata e accusata di stregoneria dalle donne che aveva accusato di adulterio.

Amore e spionaggio nella Foggia dei primi ‘900 una Mata Hari locale

E’ la storia di una signora, rappresentante di lingerie milanese, che caduta in disgrazia si legò ad un potente austroungarico con il quale ebbe rapporti sentimentali.

Una scomoda amicizia che le costò un arresto nel 1915 per aver rivelato segreti politici.

La detenzione avvenne sul lago di Varano, dove ora c’è una città fantasma (in uso fino ai primi del 900), all’epoca base segreta di idrovolanti.

Professatasi innocente scrisse “Sono una disgraziata figlia d’Italia”. La Matah Hari italiana fu assolta dopo un anno di detenzione.

La base segreta di idrovolanti di S.Nicola  Imbuto, oggi
La base segreta di idrovolanti di S.Nicola Imbuto, oggi

Belle anche le storie: ‘I maccheroni…alle corna’, che parla di un marito che tornato a casa fuori orario per consumare i tanto desiderati maccheroni con sugo di carne mista,  scopre  la tresca della moglie con un altro uomo; ‘Una matrigna troppo …buooona!’, che narra della buona e bella donna, Anna Cocumazzo, sposa di Francavilla, che se la intendeva con il figliastro Anselmo. I due amanti, entrambi malmenati, denunciarono il padre ma la causa diede ragione a quest’ultimo condannando il giovane; ‘Scrivani di altri tempi al piano delle fosse’, che descrive il lavoro di una donna, Antonietta Carella, che riusciva a vivere facendo la scrivana. Antonietta la carabiniera, sempre a disposizione con la penna d’oca e l’inchiostro di seppia, che per le notizie cattive non chiedeva niente……..

Antonietta Carella, la scrivana
Antonietta Carella, la scrivana

……‘La bella baronessa Caterina’, che durante la metà del ‘600, mentre Foggia si riprendeva da eventi politici e sanitari, faceva sentire la potenza delle famiglie nobili forti e arroganti, ingaggiando una guerra con il Municipio che le impediva di vendere vino straniero. Una guerra di cause, denunce e udienze, che portarono alla sconfitta della nobildonna; ‘Casanova e la duchessa di Bovino’, che narra dell’amicizia di una foggiana con il famoso Giacomo Casanova. Ospite di Vittoria Guevara, il celebre dongiovanni ebbe l’infelice idea di dire che il figlioletto del duca somigliava molto al padre. Affermazione che fece intendere ben altro e che portò non pochi problemi nella nobile famiglia foggiana.

L'amante nascosto
L’amante nascosto

 

Casanova
Casanova

REGIONE PUGLIA. LEGGE ELETTORALE, BOCCIATA LA PARITÀ DI GENERE

Il prossimo Consiglio Regionale rischia seriamente di caratterizzarsi per una imbarazzante scarsità di donne. In pochi giorni reintrodotti i vitalizi e bocciato il progresso della politica

Il voto segreto del consiglio regionale pugliese partorisce una legge elettorale da medio evo,  che introduce uno sbarramento all’8% per le coalizioni e al 4% per le singole liste che le compongono.

Affossata anche la parità di genere, il prossimo Consiglio Regionale rischia seriamente di caratterizzarsi per una imbarazzante scarsità di donne.

Tantissimi, addirittura 48 i voti a favore e solo 10 contro per approvare la proposta di legge “Modifiche e integrazioni alla legge regionale 28 gennaio 2005, n.2 (Norme per l’elezione del Consiglio regionale e del Presidente della Giunta regionale)”.

La riduzione da 70 a 50 del numero dei consiglieri ha ristretto di molto la possibilità di ottenere un posto al sole. Lo sanno bene i consiglieri regionali uscenti, che hanno pensato bene di difendere a suon di sbarramenti il loro orticello.

Le coalizioni sono ammesse alla distribuzione dei seggi se conseguono l’8% dei voti validi, così come i partiti non in coalizione. All’interno delle aggregazioni, invece, le singole formazioni politiche devono superare la soglia del 4%.

Nella legge elettorale è stato anche definito un premio di maggioranza modulato in funzione delle percentuali di voti della coalizione vincente: alla coalizione che supera il 40%, verranno attribuiti 29 seggi; se ottiene tra il 35 e il 40% i seggi saranno 28; in caso di percentuale inferiore al 35% i seggi assegnati saranno 27.

La parità di genere è, ormai, anacronistica e va archiviata tra le idee del passato ma restano assurdi, se non addirittura anticostituzionali, gli sbarramenti per l’accesso alla più importante istituzione pugliese, che escluderebbero i piccoli partiti costringendoli a diventare (pena la loro scomparsa) succubi delle formazioni più organizzate che si articolano sul territorio grazie al fiume di soldi che le sostiene a tutti i livelli.

La follia di questo consiglio regionale, composto da quasi il 100% di maschi, non ha alcun alibi. In pochi giorni ha l’ardire di reintrodurre i vitalizi e la responsabilità di aver bocciato il progresso della politica.

FOGGIA. IN CONSIGLIO COMUNALE L’OPPOSIZIONE SFILACCIATA SOSTIENE UNA MAGGIORANZA INESISTENTE

Il Primo Cittadino costretto ad imbarcare consiglieri di minoranza per mantenere il numero legale della seduta e discutere gli argomenti all’ordine del giorno, esponenti socialisti e addirittura l’ex M5S e un sostenitore del candidato sindaco del PD

Il sindaco Landella parla di “atteggiamento grave ed irresponsabile” riferendosi allo strappo di Forza Italia che ha disertato la riunione di Consiglio Comunale di ieri.

Il Primo Cittadino è stato costretto ad imbarcare una parte dell’opposizione per mantenere il numero legale della seduta e discutere gli argomenti all’ordine del giorno, giudicati “delicati, importanti e rilevanti”, 106 debiti fuori bilancio “ereditati dai nostri predecessori” – dice Landella – oltre alle “proposte di iniziative imprenditoriali che per anni erano rimaste nei cassetti dell’Amministrazione comunale”. Insomma, un test importante.

Il Sindaco mette in evidenza il fatto che il Centrodestra, fino a qualche mese fa, dai banchi dell’opposizione chiedeva di superare le lungaggini e le lentezze amministrative mentre adesso, nel ruolo di maggioranza, rispetto all’assunzione di responsabilità ha cambiato atteggiamento, lasciando spazio a veti, frutto di rivendicazioni politiche insoddisfatte, come il mancato ingresso di Forza Italia nella compagine di governo.

Landella, quindi, ha sostituito la forza più importante della coalizione che lo sostiene con pezzi dell’opposizione, determinando un vero e proprio salto mortale politico e il trasformismo della politica foggiana, che non ha eguali nello scenario nazionale.

Maggioranza sciolta come neve al sole non appena si sono presentate le prime importanti prove di governo comunale.

E’ il sintomo di una tendenza consolidata negli ultimi anni, frutto di coalizioni di forze politiche nate solo per vincere le elezioni ma spesso incapaci di governare. Un costume che in questo caso trova conferma e si rafforza con l’atteggiamento dell’‘opposizione responsabile’, rimasta in aula a garantire il numero legale e lunga vita ad una alleanza di centrodestra che ha vinto le elezioni con la promessa di garantire discontinuità e governabilità.

Infatti, “da noi senso di responsabilità”, hanno rivendicato in una dichiarazione congiunta i consiglieri di opposizione Luigi Buonarota (Lavoro e Libertà), Saverio Cassitti (Psi), Marcello Sciagura (il pane e le rose) e Leonardo Iaccarino (Udc), ai quali si è aggiunto in Aula il consigliere indipendente (ex M5S) Vincenzo Rizzi.

Alla base della decisione di fare da ‘stampella’ alla Giunta-Landella, il servizio alla città e la soluzione dei suoi problemi.

Alla fine della tappa consiliare restano le macerie di una maggioranza inesistente e di una opposizione spaccata.

In mezzo un manipolo di consiglieri comunali di opposizione, autodefinitasi “responsabile”, adesso unito dal riconoscimento di 97 dei 98 debiti fuori bilancio iscritti all’ordine del giorno.

Rinviate le sei delibere su altrettanti insediamenti produttivi e il voto sul referendum per la Moldaunia, il progetto di fusione della Capitanata col Molise.

Curioso il fatto che il video della seduta Consiliare non sia disponibile, come testimoniano la foto e il link.

SAN SEVERO. FACCIAMO LA FESTA AL MAIALE. ANZI NO!

Montano le proteste degli animalisti. Qualcuno tenta di attribuire l’iniziativa al Meetup locale del M5S. Ma piovono le smentite

A San Severo, in provincia di Foggia, il 26 febbraio prossimo sarà ucciso un maiale in pubblico in occasione della sagra ‘Facciamo la festa al maiale’.

Anzi, no!

La minaccia di una fantomatica organizzazione dell’evento, secondo la locandina diffusa su Facebook, comprenderebbe l’‘Accademia del lampascione’, la Fondazione ‘Terra mia’ e il ‘Gruppo zero’ di San Severo (Fg). Ma qualcuno ha inserito, arbitrariamente, anche un logo che simboleggerebbe il Movimento 5 Stelle locale (rimosso dalla foto che vedete).

Sembra che sia bastata l’adesione di alcuni attivisti all’iniziativa per giustificarne l’utilizzo. Ma nessuno, a San Severo, è autorizzato ad avvalersi del logo 5 Stelle (seppur leggermente modificato), per il semplice fatto che nel centro dell’alta Capitanata non ci sono portavoce pentastellati. Così come nessun attivista potrebbe appoggiare una simile pensata”.

Ne ha preso infatti le distanze il futuro candidato alle regionali 5 stelle, il sanseverese Giorgio Sernia, che aveva aderito all’iniziativa solo perché favorisce e promuove il consumo di prodotti a chilometro zero; l’ex candidato sindaco Simone Colapietra ha anche invitato a diffidare dei falsi Movimenti 5 Stelle San Severo” precisando non solo che il M5S non è promotore della manifestazione ma anche che “siamo dalla parte degli animali”.

Numerose, ovviamente, le associazioni ambientaliste che hanno proposto di “sostituire l’uccisione del maiale con un evento non cruento e adatto a tutti”.

A questo punto, speriamo che gli organizzatori dell’evento annunciato su Facebook, che tende a valorizzare il consumo di prodotti a ‘chilometro zero’, vogliano pensare ad uno svolgimento e una modalità alternativi.

DURAMENTE BOCCIATA LA SANITA’ PUGLIESE

La Corte dei Conti contesta consulenze e assegnazioni di appalti. Tramontato il periodo d’oro, culminato, lo scorso anno, con l’assunzione di 1.752 persone

La Corte dei conti regionale, l’organo di vigilanza contabile dello Stato, ha inesorabilmente bocciato i bilanci 2012 delle Aziende sanitarie pugliesi. La Magistratura contabile traccia il quadro di un sistema divenuto difficilmente governabile e che, probabilmente, si aggraverà con i prossimi tagli governativi del fondo sanitario nazionale già con il bilancio di previsione 2015.

Si parla di situazioni contabili “non realistiche”, che non tengono conto, come ad esempio per la Asl di Taranto, di ammortamenti e rettifiche. Si passa, poi, all’“illegittimo ricorso a proroghe contrattuali ed affidamenti diretti per gli acquisti di beni e servizi” per Bari e Foggia, con qualche dubbio sulla selezione del personale e appalti non eseguiti per individuare con bandi pubblici le aziende che devono operare all’interno delle strutture sanitarie pugliesi.

La Asl di Foggia, sembra abbia sforato il limite di spesa per le consulenze esterne e quello per le missioni del personale. Quella della Bat (Barletta, Andria, Trani) non avrebbe contabilizzato 765.000 euro di interessi di mora avendo “dimenticato” di comunicare l’elenco degli incarichi di consulenza e superato il tetto di esborsi previsto per i contratti precari. Infine l’Azienda sanitaria di Lecce “costringe” i pazienti salentini a rivolgersi altrove, fuori Puglia, per farsi curare.

La Corte fotografa una situazione che conferma lo stato di degrado contabile che si riflette sui servizi, sempre più scarsi, offerti ai cittadini.

Non sarebbe male se si introducessero correttivi per evitare sprechi, consulenze inutili e una gestione a dir poco discutibile. Una verifica di metà mandato sui direttori generali delle Asl, se condotta seriamente potrebbe sortire effetti positivi.

Sembrano tanto lontani i tempi (ma era solo agosto 2014) in cui, in pieno periodo di vacanze, la Regione approvava una delibera che dava il via libera all’assunzione di 1.752 persone nella sanità pugliese tra il 2014 e 2015, per una spesa totale di circa 122 milioni di euro. Ci vorrà ancora qualche decennio per vedere almeno dimezzati i tempi di attesa per indagini e visite specialistiche e dare ragione allo spot che diceva “Stiamo lavorando per una sanità migliore”.

CASTELLI E TORRI DI CAPITANATA, AVAMPOSTI DEL TERRITORIO

Valorizzare le testimonianze del passato per fare marketing territoriale. Un tema che prenderà spunto dalla conferenza multimediale che si terrà giovedì prossimo a Foggia

Si terrà giovedì 12 febbraio 2015, alle ore 17.30, nella sala ‘Mazza’ del Museo Civico di Foggia, in piazza Nigri 1, la conferenza multimediale di Mariassunta Inglese ‘Castelli e torri della Capitanata – Itinerario storico e archeologico’.

Previsti i saluti di Carmine De Leo, presidente dell’Associazione ‘Amici del Museo Civico’, Francesco Murano, presidente del Leo Club Foggia ‘Umberto Giordano’ e Santa Picazio, presidente dell’Archeoclub Foggia.

La conferenza, dopo quella dello scorso anno sugli anfiteatri della Capitanata, sarà tenuta da Marassunta Inglese, giovane studiosa originaria di Lucera, che illustrerà una vera e propria carrellata sui più interessanti castelli e sulle torri presenti nella nostra provincia.

La Capitanata, infatti, è uno dei territori della penisola italiana tra i più ricchi di castelli e torri di difesa, che abbondano sia sul Subappennino Dauno che sul promontorio del Gargano.

Numerosi piccoli o più grandi centri urbani conservano, inoltre, intatte le proprie memorie feudali: castelli, palazzi fortificati e rocche, mura di difesa e torrioni, che dominano l’urbanistica di molti borghi della provincia di Foggia. Suggestioni ed incanti di questi monumenti del passato che vanno valorizzati anche in chiave turistica. Per non parlare poi delle torri di difesa isolate che si trovano, isolate,  nelle campagne della vasta pianura Dauna a ricordare casali scomparsi oppure un tempo a guardia di qualche guado.

Ai castelli ed alle torri interne , si aggiunge il grande patrimonio delle torri costiere di vedetta, testimoni della nostra storia che arricchiscono le nostre spiagge con la loro presenza monumentale.

La storia della Capitanata ha regalato a noi decine e decine di monumenti che ancora oggi aspettano di essere meglio valorizzati, ricchi di arte e di singolari vicende che ne fanno un unicum in tutta la nostra regione.

Nella introduzione, Carmine de Leo, presidente degli Amici del Museo Civico di Foggi e Ispettore Onorario del Ministero dei Beni, delle Attività Culturali e del Turismo, metterà in evidenza come valorizzare, far conoscere i nostri monumenti di difesa, come torri e castelli, significa anche sviluppo economico, che può nascere dalla maggiore conoscenza della nostra storia attraverso l’incentivazione di visite guidate, mostre e conferenze come questa della dottoressa Inglese; aspetti del marketing culturale che non vanno sottovalutati.

IL COMUNE DI FOGGIA GIA’ A QUOTA 137.000 PER GETTONI DI PRESENZA

Prenotati, per il 2015, altri 360.000 euro, ai quali bisogna aggiungere i cospicui rimborsi alle aziende per le giornate non lavorate dai propri dipendenti impegnati nelle Commissioni Consiliari

Quindi, le Commissioni Consiliari permanenti del Comune di Foggia hanno lavorato quasi a pieno ritmo anche nell’ultimo mese dell’anno 2014.

A dicembre se ne sono andati, solo per gettoni di presenza, 27.632,24 euro, per un totale da inizio consiliatura di ben 137.595,21 euro (di cui 130.000 in 120 giorni da inizio settembre). Nell’ultimo mese dell’anno, quindi,  29 Consiglieri Comunali (esclusi Luigi Miranda, presidente dell’Assemblea di Palazzo di Città, Sergio Clemente e Leonardo Di Gioia) si sono riuniti mediamente per 13 giorni, i più stacanovisti 15 giorni (un po’ meno dei mesi precedenti).

Intanto la Presidenza del Consiglio, nei primi giorni di gennaio ha prenotato (impegnato) la “spesa pari ad € 360.000,00 per il pagamento dei gettoni di presenza spettanti ai Consiglieri comunali per la partecipazione ai Consigli comunali e alle commissioni consiliari per l’anno 2015”. Tale importo non comprende, ovviamente, i cospicui rimborsi alle aziende per le giornate non lavorate dai propri dipendenti impegnati, appunto, nelle Commissioni.

Un grande impegno per il quale, specie dopo la fiaccolata contro l’illegalità, i cittadini vorrebbero conoscere gli ordini del giorno delle riunioni e i verbali delle Commissioni. Basterebbe utilizzare il portale internet del Comune. I foggiani se lo aspettano.

ELEZIONE DEL CAPO DELLO STATO. UN VOTO POCO SEGRETO

Una formula che sta un po’ stretta, quella prevista dai Padri Costituenti, perché offre ai grandi elettori la possibilità di esprimersi liberamente e secondo coscienza

Ieri abbiamo assistito ad un altro passaggio storico della vita della nostra relativamente giovane Repubblica, l’elezione del suo dodicesimo Presidente.

I grandi elettori, 495 parlamentari di centrosinistra (436 Pd, 47 Sel e 12 da gruppi minori), 268 di centrodestra (219 Pdl, 39 Lega Nord e 10 da gruppi minori), 163 del Movimento 5 Stelle, 10 del gruppo misto (compresi i senatori a vita).

L’accordo tra centrosinistra e centrodestra prevedeva, come sì è verificato, che i parlamentari dei due schieramenti esprimessero scheda bianca nei primi tre scrutini, per i quali l’elezione del Capo dello Stato sarebbe stata possibile solo con la maggioranza qualificata di due terzi della assemblea (672 voti). Questo escamotage, artificio affatto condivisibile considerando l’importanza istituzionale della votazione, ha consentito di giungere al quarto scrutinio, per il quale sarebbe stata sufficiente la maggioranza assoluta (la metà dell’assemblea più uno: 504 voti).

Ma, al di la del poco edificante stratagemma, ciò che più sconcerta, questione ben più grave, è il fatto che non sia stata pienamente rispettata la prescrizione dell’art. 83 della Costituzione, che stabilisce “L’elezione del Presidente della Repubblica ha luogo per scrutinio segreto…”.

Il voto segreto, voluto dai Costituenti, sta un po’ stretto a questi speciali elettori perché offre la possibilità a tutti di esprimersi liberamente e secondo coscienza. Ma, evidentemente, in questo sistema dei partiti, i liberi pensatori non sono ammessi. I votanti devono rispondere alle indicazioni gruppi politici di appartenenza.

Perciò, ecco cosa hanno studiato per controllare il voto.

Gli onorevoli, per contarsi, serrare le fila ed evitare i “franchi tiratori” in occasione della elezione del  Presidente della Repubblica, hanno utilizzato un metodo molto semplice ed efficace: hanno scritto sulla scheda lo stesso candidato ma in forme diverse. Per fare qualche esempio: qualcuno ha messo il nome prima del cognome e viceversa, altri hanno votato scrivendo per esteso il cognome lasciando il nome indicato dalla prima lettera seguita dal punto, e viceversa. Insomma, le molteplici combinazioni hanno consentito di identificare e verificare le indicazioni dei vari gruppi parlamentari attraverso una particolare preferenza, facilmente riconoscibile. Una pratica che si scontra con le leggi dello stato che puniscono il voto di scambio.

Queste le espressioni usate per indicare il candidato Sergio Mattarella:
‘On. Sergio Mattarella’
‘On. Mattarella’

‘Sergio Mattarella’
‘Mattarella Sergio’
‘Mattarella’
‘Mattarella S.’
‘S. Mattarella’
‘Prof. Mattarella’

Dietro ogni formula utilizzata per il voto c’era un gruppo parlamentare che controllava i propri senatori e deputati. E la presidente della Camera, Laura Boldrini, invece di dare una lettura omogenea in fase di scrutinio pronunciando semplicemente il nome “Mattarella” ha letto le schede di voto esattamente come sono state compilate.

Sicuramente l’avrà fatto per la regolarità amministrativa!

UNA NUOVA IMPORTANTE SCOPERTA TARGATA ‘UNIVERSITA’ DI FOGGIA’

E’ la ‘Pentraxina 3’, un nuovo marcatore tumorale in grado di predire la progressione del carcinoma prostatico

Un’altra importante scoperta made in UniFg, stavolta condotta e messa a punto dal Dipartimento di Nefro-Urologia dell’Azienda ospedaliero universitaria Ospedali Riuniti di Foggia diretto dal prof. Giuseppe Carrieri. La rivista scientifica internazionale Cancer Reaserch ha pubblicato per intero lo studio condotto dall’équipe foggiana coordinata dai professori Giuseppe Carrieri e Giuseppe Grandaliano e composta dai professori Giovanni Stallone, Luigi Cormio, Stefano Netti, Barbara Infante, Oscar Selvaggio, Giuseppe Difino, Elena Ranieri, Francesca Bruno, Clelia Pratichizzo, Francesca Sanguedolce, Simona Tortorella e Pantaleo Bufo, uno studio che ha permesso di scoprire e utilizzare la “Pentraxina 3”: un nuovo marcatore in grado di predire la progressione della infiammazione prostatica in presenza di un carcinoma.

<<Un risultato straordinario di cui andiamo molto fieri – dichiara Carrieri – innanzi tutto perché coinvolge un folto gruppo di medici e ricercatori dell’Università di Foggia e poi perché potrebbe rappresentare una nuova frontiera per i pazienti affetti da patologie della prostata>>.

La ricerca ha sostanzialmente evidenziato che la Pentraxina 3 (una proteina immunoregolatrice) è iperespressa a livello tissutale nei pazienti affetti da prostatite che successivamente sviluppano un carcinoma della prostata: ovvero in quei pazienti che, in una prima biopsia prostatica risultata negativa per carcinoma, dovessero presentare elevati livelli di Pentraxina 3 potrebbe registrare un rischio statisticamente più elevato di riscontrare un carcinoma prostatico in una eventuale seconda biopsia.<<Grazie al dosaggio della Pentraxina 3 – aggiunge il prof. Giuseppe Carrieri – ci si augura quindi di limitare il numero di pazienti che devono sottoporsi a ripetute biopsie prostatiche, magari dopo una prima biopsia risultata negativa>>.

<<E’ un risultato straordinario che potrebbe rappresentare una nuova frontiera per i pazienti affetti da prostata o carcinoma. I risultati della ricerca testimoniano il grado di preparazione di un Dipartimento che pur tra mille difficoltà amministrative e oggettive riesce a concentrare i propri sforzi nella direzione della qualità delle cure e delle attenzioni da somministrare ai propri pazienti>>.

Giunte le congratulazioni del Rettore dell’Università di Foggia prof. Maurizio Ricci, per il quale <<si tratta di dati ed esiti straordinari, che portano con orgoglio e soddisfazione il nome dell’Università di Foggia in giro per il mondo. La pubblicazione su organi scientifici internazionali rappresenta un ottimo traguardo, ma in particolare se si guarda al lato umano dell’utilizzo di questo nuovo metodo scientifico mi piace pensare che molta gente potrà fare ricorso a queste tecniche per curarsi meglio e con minore approssimazione>>.